SpaceX ha rilevato 50 Mhz di spettro dall’operatore satellitare Usa EchoStar per 17 miliardi di dollari. L’obiettivo è potenziare i servizi direct-to-cell e 5G di Starlink. Questo modello sarà replicato anche altrove?
SpaceX ha rilevato un blocco di 50 Mhz di spettro radio nella banda dei 2 gigahertz dall’operatore satellitare statunitense EchoStar per un totale di 17 miliardi di dollari. L’obiettivo di Elon Musk è rafforzare Starlink, l’operatore satellitare del gruppo nei servizi mobili cosiddetti direct-to-cell e in particolare nei servizi 5G satellitari da far transitare in orbita bassa.
L’accordo con EchoStar soltanto il primo passo?
L’accordo con EchoStar consentirà a SpaceX di gestire i servizi Starlink direct-to-cell sulle frequenze di sua proprietà, anziché affidarsi esclusivamente a quelle affittate da operatori di telefonia mobile come T-Mobile. Un bel salto di qualità in termini di autonomia e forza di mercato. In questo modo Starlink non dovrà più dipendere esclusivamente dalle frequenze altrui per veicolare il suo servizio di connettività satellitare.
A questo punto, non è peregrino chiedersi se in futuro SpaceX punterà ad entrare nel mercato del direct-to-cell e del 5G anche in altri paesi, fra cui l’Italia, dove i nostri operatori stanno faticando non poco per sostenere gli ingenti investimenti necessari alla copertura del territorio. Per farlo, SpaceX potrebbe essere interessata a rilevare l’uso di frequenze ad hoc.
Rafforzato il direct-to-cell di Starlink a partire dagli Usa
Ma andiamo con ordine e partiamo dall’operazione appena chiusa negli Usa. Di fatto, con questa operazione SpaceX rafforza ulteriormente l’accesso diretto degli smartphone ai satelliti della costellazione di Starlink, senza bisogno di alcun terminale dedicato supplementare (direct-to-cell).
Una mossa strategica disegnata da Elon Musk per entrare in diretta concorrenza con gli operatori mobili tradizionali sul terreno del 5G e in prospettiva del 6G.
SpaceX ha lanciato i primi satelliti in grado di garantire comunicazioni dirette verso smartphone compatibili all’inizio del 2024.
Sono già 600 i satelliti di Starlink in orbita in grado di fornire il servizio direct-to-cell, a fronte degli oltre 8mila complessivi che formano la sua costellazione.

I servizi disponibili
Oltre ai classici Sms e ai messaggi di allerta ed Sos, i clienti della rete Starlink “direct to cell” hanno già accesso ad altre applicazioni, come piattaforme di social media e messaggistica in aree remote, afferma anche l’azienda di Elon Musk sul suo sito web.
Per offrire questi servizi, il gruppo americano ha stretto partnership con dieci operatori, presenti in Nord e Sud America, Australia, Giappone, Svizzera e Ucraina.
“Oltre il 50% del pianeta rimane scoperto dai servizi terrestri”, afferma SpaceX sul suo sito web, affermando di rimanere “impegnata a collaborare con gli operatori di rete mobile a livello globale”.
Per il momento, l’attività di SpaceX è sinergica e complementare con gli operatori Tlc.
E in Italia? Torna di attualità l’articolo 26 della Legge quadro sullo Spazio
Dopo questa operazione diretta di SpaceX nello spettro radio, con un investimento davvero ingente negli Usa, ci si domanda cosa potrà succedere anche in casa nostra. E torna di attualità quanto già indicato dal Professor Antonio Sassano su Key4biz già a marzo scorso, vale a dire il fatto che Starlink, lungi dal puntare soltanto sulle aree remote del pianeta, è in diretta concorrenza con le telco.
SpaceX punterà ad entrare nel mercato del direct-to-cell anche in altri paesi, fra cui l’Italia?
Di certo, la legge non glielo vieterebbe. La legge quadro sullo Spazio da poco varata nel nostro paese, prevede all’articolo 26 la possibilità di dedicare a fini sperimentali frequenze radio alle trasmissioni satellitari. Sarà compito del Mimit, in accordo con il Ministero della Difesa, attuare le “iniziative per l’uso avanzato dello spettro radioelettrico finalizzate, in attesa della pubblicazione di normative tecniche emesse dagli organismi internazionali a ciò preposti, all’adozione di modelli tecnici di coesistenza per la riduzione degli effetti di interferenza tra sistemi spaziali e sistemi terrestri”, si legge.
Articolo 26 punto debole
E’ l’Art. 26. il punto debole della normativa italiana. Chi studierà e sperimenterà e, magari, darà il via libera all’uso provvisorio e sperimentale della Banda E in Italia? Conoscendo la storia delle ‘assegnazioni provvisorie’ nel nostro Paese potremmo trovarci nella situazione che una volta ottenute frequenze e slot orbitali in modo provvisorio, Starlink possa far valere il principio del “primo arrivato, primo servito” nelle negoziazioni future. Questo fenomeno non riguarda soltanto l’Italia: molti regolatori nazionali europei devono affrontare pressioni contrapposte—da un lato gli incumbent GEO che chiedono protezione, dall’altro l’innovazione spinta da LEO e HAPS—senza spesso disporre delle risorse o dell’autorevolezza necessari per imporre una linea chiara.



