Lisi (MAECI e ASI): “Con la sua base spaziale di Malindi in Kenya, l’Italia potrebbe essere in una situazione ottimale per realizzare una capacità di Responsive Space”. Spagnulo (COMINT): “IRIS2 dovrebbe iniziare a dispiegare la sua costellazione satellitare non prima del 2030, la sfida per i lanciatori europei è arrivare vivi a quella data”.
Chi vincerà la corsa spaziale tra USA, Cina, Russia e Europa?
Chi controlla lo Spazio, controlla la Terra. Questa massima, che fonde logica militare, interessi commerciali e visione strategica, assume oggi una centralità senza precedenti. La dimensione spaziale non è più solo un dominio scientifico o tecnologico, ma un vero campo di confronto geopolitico e geoeconomico tra Stati Uniti, Cina, Russia, Unione europea (Ue) e potenze emergenti come India e Giappone.
Gli Stati Uniti restano il primus inter pares della competizione spaziale. La NASA, con il Programma Artemis, punta a riportare astronauti sulla Luna entro il 2026 e a stabilire una presenza stabile sul satellite. Un obiettivo non solo simbolico: la Luna è piattaforma strategica verso Marte, ma anche riserva di risorse preziose come regolite (ossigeno e idrogeno) ed elio-3, potenziale carburante per la fusione nucleare.
Accanto alla NASA, per la prima volta nella storia, il settore privato entra nel mercato dell’economia spaziale con decisione, rafforzando la supremazia statunitense. SpaceX di Elon Musk domina il mercato dei lanciatori con i Falcon 9 e Heavy ‘riutilizzabili’ e con il progetto Starship, mentre Blue Origin di Jeff Bezos, assieme ad una vasta rete di startup, completano un ecosistema industriale senza rivali. È questo intreccio pubblico-privato a fare degli USA il leader della new space economy, oggi in grado di fissare standard e regole globali.
Europa tra evidenti ritardi e nuove ambizioni
L’Unione europea si muove in ritardo. Il progetto Iris2, con un budget di 10 miliardi di euro, prevede entro il 2030 il lancio di 290 satelliti multi-orbita. Un passo avanti, ma se confrontato con Starlink, che ha già oltre 8.000 satelliti attivi, la distanza è evidente.
Per alcuni, è un’iniziativa tardiva che condanna l’Europa alla marginalità; per altri, rappresenta il primo passo per conquistare autonomia strategica. In ogni caso, l’indipendenza tecnologica passa dalla capacità di lanciare, non solo di progettare e gestire satelliti.
Il mercato globale dei lanci spaziali, secondo stime di Grand View Research, valeva tra 14 e 20 miliardi di dollari nel 2023 e potrebbe superare i 41 miliardi entro il 2030. Una quota pari al 4% della space economy totale, che entro la fine del decennio arriverà a 1.000 miliardi di dollari di valore. Una quota piccola, ma dal peso specifico enorme.



